La pace va a “cavallo”

12-10-2009

A cura di Joesax – Il cavallo è un fattore di uguaglianza, di unità tra gli uomini? Sembra di sì. Tutelare e valorizzare il cavallo serve a promuovere attenzione e rispetto per gli animali, l’ambiente, la natura? Certamente sì. E tutto questo ha a che fare con la pace e la fraternità tra gli uomini? Ritengo di si. Non è quindi esagerazione affermare che il cavallo è uno strumento di pace e che la pace oggi percorra il mondo a cavallo, nei luoghi in cui si organizzano e tengono gare equestri.

Nata dall’esperienza del ponyexpress: affrontare ogni tipo di percorso, a qualsiasi condizione di clima, cavalcando ininterrottamente per la consegna della posta, oggi l’endurance è una pratica equestre e disciplina sportiva, forse olimpica prossimamente, nella quale l’impegno del cavallo e del cavaliere è correre per consegnare la posta, diventata una testimonianza ed un messaggio di pace.

Nel mondo, la posta in gioco è la pace, se la pace deve essere comunicata, deve mettersi a cavallo e correre l’endurance.

Penso di avere qualcosa in comune con Marco Polo: la meraviglia o la sorpresa di aver scoperto terre nuove e nuove genti. L’endurance è stato per me la sua Cina, la scoperta di un continente nel quale mi sono addentrato giorno dopo giorno e che mi ha permesso di conoscere persone con un particolare linguaggio ed esperienza, acquisire nozioni e temi su una pratica sportiva capace di coniugare cultura ed ambiente, amore per il cavallo ed ideali di pace e fraternità universali.

Ho ascoltato interventi di Sindaci ed Onorevoli, di Ministri e Presidenti di Associazioni od Organismi nazionali ed internazionali legati allo sport ed all’equitazione; ho seguito con attenzione l’esposizione del lavoro svolto da operatori nei centri di riabilitazione equestre; ho visto cavalieri provenienti da nazioni europee e da altri continenti. In tutti,un denominatore comune: l’uomo, che grazie al cavallo, ritrova un elemento della propria identità e nel rapporto con l’animale un senso più profondo del suo essere al mondo. Lo percepisco chiaramente nel buio della notte che retrocede all’avanzare dell’alba di questo sabato, mentre cavalli e cavalieri si riscaldano per la imminente gara, di corsa e resistenza su un percorso di 160 km, per strade e sentieri, viottoli, campagna e collina, nel territorio e circondario di Assisi .

Lo avverto nella perfetta corrispondenza tra il movimento di contrazione delle gambe e di estensione del busto del cavaliere e l’appoggio alterno delle zampe dell’animale sul terreno. Movimenti armonici che generano un ritmo anche sonoro. L’armonia del movimento dei corpi, dell’uomo e del cavallo, diventa una musica che la terra, le erbe e le piante riconoscono e rimandano come eco nell’aria.

Se poi i cavalieri sono tanti, centinaia, provenienti dal centro e dalle periferie del mondo, si amplifica la suggestione sonora: è come passare dai battiti sulla pelle di un tamburo a tutti i suoni che può produrre una orchestra .La suggestione è anche visiva: dovuta all’ora, è ancora notte, e dal fatto che i cavalieri recano un faretto sulla visiera . I cavalieri che corrono in lunga fila nella notte, sono puntini e punti luminosi che formano un corteo di luci che ondeggiano, avanzano danzando, sfilano e poi si allontanano e perdono nel nuovo tratto del percorso.

Ma la suggestione che fa più presa sull’anima è quella che non proviene dall’esterno ma dall’interno, vale a dire dall’impatto delle sensazioni sulla mente, dal lavoro di decodificazione ed interpretazione di ciò che si è visto ed ascoltato.

E l’elemento più fecondo per il pensiero è certamente quello che per andare a cavallo in una gara equestre, occorreessere cavaliere. Essere bianco, nero,colto,non istruito,scapolo,sposato,di questa o quella religione, abituato al te o al caffè….è una condizione secondaria. In un certo senso, il cavallo fa gli uomini uguali. Una gara internazionale come questa , di endurance ad Assisi, fa riflettere che uomini provenienti da ogni angolo di mondo si ritrovino qui in una condizione di uguaglianza , in quanto cavalieri, ed uniti nella passione per il cavallo e la corsa equestre.

Il cavallo è un fattore di uguaglianza, di unità tra gli uomini? Sembra di sì. Tutelare e valorizzare il cavallo serve a promuovere attenzione e rispetto per gli animali, l’ambiente, la natura? Certamente sì. E tutto questo ha a che fare con la pace e la fraternità tra gli uomini? Ritengo di sì.

Osservando un cavallo col suo cavaliere, sono stato colpito dai movimenti degli occhi, della testa e del collo del cavallo e dal suo battere il terreno con punta dello zoccolo della zampa anteriore. Ho letto in questi gesti, il desiderio, la voglia di correre del cavallo e la sua attesa nervosa di potersi lanciare nella corsa. Come non si può impedire al vento di spingere nuvole, piegare le erbe nei prati, scuotere i rami e le fronde degli alberi, così non è possibile impedire al cavallo di artigliare il terreno con gli zoccoli per impegnare tutta la sua potenza muscolare nella elevazione e distensione del corpo, diventato una freccia scoccata verso l’orizzonte.

Il cavallo invita l’uomo ad essergli compagno nella sua corsa, nel suo staccarsi dal suolo per provare l’ebbrezza del volo, nel liberarsi dai vincoli terrestri per respirare il vento della libertà, nel lasciare i luoghi conosciuti per spingersi verso l’ignoto, verso nuovi territori, alla ricerca ed alla scoperta di nuovi pascoli, nuove conoscenze.

Dopo millenni in cui il cavallo è stato utilizzato dagli uomini per la guerra, sembra che ora , rispettato nel suo essere, possa dare il meglio delle sue capacità in un impegno degli uomini per la pace.

L’endurance non solo percorso di gara, anche di pace. Cavalieri e cavalli, amanti dei cavalli e delle discipline equestri, possono dare alla pace la possibilità di montare in sella e di correre in ogni luogo di gara, facendo di ogni percorso una occasione di pacifica sfida, di recupero di un rapporto con la natura, di creazione di nuove esperienze di amicizia e solidarietà, di sperimentazione di nuove forme di libertà.

La spagnola Maria Alvarez Ponton vince l’International Endurance Championship 2009 – Assisi – 26 Settembre.
Nata dall’esperienza del ponyexpress: affrontare ogni tipo di percorso, a qualsiasi condizione di clima, cavalcando ininterrottamente per la consegna della posta, oggi l’endurance è una pratica equestre e disciplina sportiva, forse olimpica prossimamente, nella quale l’impegno del cavallo e del cavaliere è correre per consegnare la posta, diventata una testimonianza ed un messaggio di pace.
Nel mondo, la posta in gioco è la pace, se la pace deve essere comunicata, deve mettersi a cavallo e correre l’endurance.
Penso di avere qualcosa in comune con Marco Polo: la meraviglia o la sorpresa di aver scoperto terre nuove e nuove genti. L’endurance è stato per me la sua Cina, la scoperta di un continente nel quale mi sono addentrato giorno dopo giorno e che mi ha permesso di conoscere persone con un particolare linguaggio ed esperienza, acquisire nozioni e temi su una pratica sportiva capace di coniugare cultura ed ambiente, amore per il cavallo ed ideali di pace e fraternità universali.
Ho ascoltato interventi di Sindaci ed Onorevoli, di Ministri e Presidenti di Associazioni od Organismi nazionali ed internazionali legati allo sport ed all’equitazione; ho seguito con attenzione l’esposizione del lavoro svolto da operatori nei centri di riabilitazione equestre; ho visto cavalieri provenienti da nazioni europee e da altri continenti. In tutti,un denominatore comune: l’uomo, che grazie al cavallo, ritrova un elemento della propria identità e nel rapporto con l’animale un senso più profondo del suo essere al mondo. Lo percepisco chiaramente nel buio della notte che retrocede all’avanzare dell’alba di questo sabato, mentre cavalli e cavalieri si riscaldano per la imminente gara, di corsa e resistenza su un percorso di 160 km, per strade e sentieri, viottoli, campagna e collina, nel territorio e circondario di Assisi .
Lo avverto nella perfetta corrispondenza tra il movimento di contrazione delle gambe e di estensione del busto del cavaliere e l’appoggio alterno delle zampe dell’animale sul terreno. Movimenti armonici che generano un ritmo anche sonoro. L’armonia del movimento dei corpi, dell’uomo e del cavallo, diventa una musica che la terra, le erbe e le piante riconoscono e rimandano come eco nell’aria.
Se poi i cavalieri sono tanti, centinaia, provenienti dal centro e dalle periferie del mondo, si amplifica la suggestione sonora: è come passare dai battiti sulla pelle di un tamburo a tutti i suoni che può produrre una orchestra .La suggestione è anche visiva: dovuta all’ora, è ancora notte, e dal fatto che i cavalieri recano un faretto sulla visiera . I cavalieri che corrono in lunga fila nella notte, sono puntini e punti luminosi che formano un corteo di luci che ondeggiano, avanzano danzando, sfilano e poi si allontanano e perdono nel nuovo tratto del percorso.
Ma la suggestione che fa più presa sull’anima è quella che non proviene dall’esterno ma dall’interno, vale a dire dall’impatto delle sensazioni sulla mente, dal lavoro di decodificazione ed interpretazione di ciò che si è visto ed ascoltato.
E l’elemento più fecondo per il pensiero è certamente quello che per andare a cavallo in una gara equestre, occorre essere cavaliere. Essere bianco, nero,colto,non istruito,scapolo,sposato,di questa o quella religione, abituato al te o al caffè….è una condizione secondaria. In un certo senso, il cavallo fa gli uomini uguali. Una gara internazionale come questa , di endurance ad Assisi, fa riflettere che uomini provenienti da ogni angolo di mondo si ritrovino qui in una condizione di uguaglianza , in quanto cavalieri, ed uniti nella passione per il cavallo e la corsa equestre.
Il cavallo è un fattore di uguaglianza, di unità tra gli uomini? Sembra di sì. Tutelare e valorizzare il cavallo serve a promuovere attenzione e rispetto per gli animali, l’ambiente, la natura? Certamente sì. E tutto questo ha a che fare con la pace e la fraternità tra gli uomini? Ritengo di sì.
Osservando un cavallo col suo cavaliere, sono stato colpito dai movimenti degli occhi, della testa e del collo del cavallo e dal suo battere il terreno con punta dello zoccolo della zampa anteriore. Ho letto in questi gesti, il desiderio, la voglia di correre del cavallo e la sua attesa nervosa di potersi lanciare nella corsa. Come non si può impedire al vento di spingere nuvole, piegare le erbe nei prati, scuotere i rami e le fronde degli alberi, così non è possibile impedire al cavallo di artigliare il terreno con gli zoccoli per impegnare tutta la sua potenza muscolare nella elevazione e distensione del corpo, diventato una freccia scoccata verso l’orizzonte.
Il cavallo invita l’uomo ad essergli compagno nella sua corsa, nel suo staccarsi dal suolo per provare l’ebbrezza del volo, nel liberarsi dai vincoli terrestri per respirare il vento della libertà, nel lasciare i luoghi conosciuti per spingersi verso l’ignoto, verso nuovi territori, alla ricerca ed alla scoperta di nuovi pascoli, nuove conoscenze.
Dopo millenni in cui il cavallo è stato utilizzato dagli uomini per la guerra, sembra che ora , rispettato nel suo essere, possa dare il meglio delle sue capacità in un impegno degli uomini per la pace.
L’endurance non solo percorso di gara, anche di pace. Cavalieri e cavalli, amanti dei cavalli e delle discipline equestri, possono dare alla pace la possibilità di montare in sella e di correre in ogni luogo di gara, facendo di ogni percorso una occasione di pacifica sfida, di recupero di un rapporto con la natura, di creazione di nuove esperienze di amicizia e solidarietà, di sperimentazione di nuove forme di libertà