CAVALLI & CAVALIERI SPARA A ZERO SULL’ENDURANCE

09-03-2020

…”io credo che in un momento così difficile per i centri ippici e i Comitati Organizzatori che vivono di endurance, vedi Coronavirus, concentrarsi su un argomento così denigrante sia stata una mossa poco elegante da parte della direzione del magazine dei saltatori“…

Sull’ultimo numero della rivista Cavalli & Cavalieri, è stato pubblicato nella sezione “attualità”, un articolo dedicato alla disciplina equestre dell’endurance.
Il noto magazine è divulgato solamente in lingua italiana dunque rivolto al solo pubblico del Belpaese; va da sé dunque che l’intenzione era di informare, o meglio colpire la disciplina dell’endurance diffondendo notizie note a tutti e che poco interessano l’Italia e l’Europa, con le dovute eccezioni purtroppo.
Luca Giannangeli, Editore di Sport Endurance EVO, una delle pochissime riviste internazionali cartacee, digitali e bilingue che si occupa da quasi 20 anni di endurance e la sua diffusione, si è sentito chiamato in causa, o meglio non chiamato in causa, perché nessuno lo ha interpellato preferendo la signora Pippa Chukson, notoriamente impegnata a punzecchiare sui social il mondo arabo, motore, volente o nolente, della disciplina.
Senza scomodare la giornalista inglese sarebbe bastata una telefonata per avere notizie quanto meno più bilanciate!

I livelli di amarezza sono diversi. Cavalli & Cavalieri dovranno riconoscermi delle royalties per la pubblicità gratuita che gli sto facendo.”, – dichiara Giannangeli al suo stesso magazine che continua: “partendo dall’assunto che condivido al 90% quanto scritto sull’articolo, io credo che in un momento così difficile, vedi Coronavirus, concentrarsi su un argomento così denigrante sia stata una mossa poco elegante da parte della direzione del magazine dei saltatori.
Capisco benissimo cosa significa dover riempire di contenuti un giornale, soprattutto se mensile come Cavalli & Cavalieri, ma sarebbe stato più semplice cercare nel web qualche bella storia di vero endurance e fare un copia e incolla.
La direttrice di Cavallo & Cavalieri Susanna Cottica, che stimo e con la quale ho avuto il piacere di confrontarmi condividendo molti pensieri, ha il mio numero di telefono ma ha preferito non chiamarmi questa volta.
Ho letto un articolo senza firma, difficile apporla trattando un argomento scottante; ho letto un articolo pensato volutamente per colpire la disciplina in maniera trasversale, senza conoscere le verità locali, senza immaginare che esiste, soprattutto in Italia, chi vive l’endurance in maniera diversa, in maniera vera.
Il mio compito è anche quello di proteggere i veri appassionati dell’endurance che nulla o poco c’entrano con le vicende elencate sull’articolo.
E’ difficile accettare la predica dal salto ostacoli, dove notoriamente (senza scomodare gli arabi) il commercio sfrenato di cavalli a tutti i costi inizia in maneggio ad ogni passaggio di categoria, sin dalle più basse.
Nel jumping da sempre si preferisce saltare in concorsi privati con montepremi importanti snobbando le maglie nazionali. Il jumping è notoriamente sinonimo di business!
Comunque non è mia intenzione attaccare la disciplina anche perché parlerei bene e razzolerei male; vengo da quel settore che amo profondamente, vorrei solo ricordare che da anni ci battiamo per un endurance migliore senza denigrarlo a prescindere.
In ogni redazionale della mia rivista, anche nel presente numero ad esempio, c’è un richiamo al mondo arabo, alla sua deriva.
L’endurance deve rappresentare uno sport almeno per l’80% dei praticanti. Il dizionario della lingua italiana ricorda che lo sport è “l’insieme delle attività, individuali o collettive, che impegnano e sviluppano determinate capacità psicomotorie, svolte anche a fini ricreativi o salutari”.
Il restante 20% è destinato ai professionisti e mi riferisco a chi alleva e corre nell’endurance per lavoro, per vendere cavalli, per allenarli, ecc.
Esiste per fortuna una grande fetta di appassionati di endurance che corre per diletto senza perdere di vista la competizione che lo sport impone.
Esiste chi non ha voluto vendere il proprio cavallo, conscio della fine che avrebbe fatto sui deserti.
Esiste chi corre per riportare il suo amico a quattro zampe a casa sano e voglioso di correre di nuovo.
Esiste un endurance tecnico, che ti accompagna in luoghi meravigliosi.
Esiste l’altra faccia della medaglia, lo “jing e jang”, il “tao” con il suo bianco e nero, il bello e il brutto di tutte le cose.
Mi è dispiaciuto leggere le seppur condivise parole dell’articolo di Cavallo & Cavalieri. Sono fatti talmente noti che era superfluo imprimerli su carta, sopratutto in questo difficile momento che vivono centri ippici e organizzatori di eventi.
Mentre apponevo il timbro “annullato” su una gara di endurance, la prima di una lunga serie purtroppo causa Covid-19, leggere questo articolo su un giornale che ho sempre amato, mi ha fatto male.
Sarebbe stato bello avere al suo interno un contradditorio, una finestra più ampia, un’apertura che non c’è stata.

BREVE STORIA
Una volta, mentre consumavo seduto per terra una colazione in uno stable di Dubai, il manager dello stesso che evidentemente aveva rimembranze beduine dunque migliori delle attuali mentalità arabe, mi disse: “voi occidentali avete un problema; spesso nella vostra splendida camicetta bianca vi è una macchiolina nera. Ebbene voi riuscite a vedere solo quella, enfatizzate nei vostri discorsi solo quella macchia perdendo di vista la bellezza dell’intera camicia. Il puntino fa notizia ed è dato in pasto al popolo, il resto del bianco è nulla, è dimenticato”.

A buon intenditor poche parole….

Noi continuiamo instancabilmente a cercare di promuovere il bello dell’endurance e, se Cavalli & Cavalieri avesse bisogno di delucidazioni, siamo a disposizione”.

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